I flauti

Muller Cousin Soeur (Lyon 2^ metà ‘800)

Strumento francese a 5 chiavi appartenente alla “Collezione Caviglia” 438/9 Hz. E’ interessante notare che l’intonazione di questo strumento “tutto dentro” è circa 439Hz e non a caso. Nel 1859 viene infatti fissato a Parigi, con decreto imperiale il LA a 435,5 Hz alla temperatura ambientale di 15° centigradi, ora essendo che gli strumenti in legno con l’aumentare della temperatura tendono a salire di intonazione (crescere) in modo costante, è possibile calcolare la differenza di intonazione tra una temperatura e l’altra con una semplice formula ( calcolando una temperatura normale di 23°C): 435,5+[(23-15)/1000X435,5]  = 435,5+3,5 = 439Hz l’intonazione del Muller, quindi possiamo dire con una certa approssimazione che lo strumento è successivo o comunque coevo al decreto.

Martin Frères (Paris 1880 ca)

Strumento francese a 8 chiavi 442 Hz

 Thibouville – Buffet (Paris pre-1873 )

Strumento francese a 5 chiavi in restauro 440 Hz

Anonimo tedesco in ebano 10 chiavi  442 Hz (in restauro)

Altrichter  in ebano 11 chiavi 450 Hz

nach-Meyer 9 chiavi ebano e avorio 442 Hz 

nach-Meyer 13 chiavi ebano e avorio 440 Hz  (catalogo Lyon & Healy  1896)

Ascolta Meyer sample

Naturalmente ognuno di questi strumenti ha la sua peculiarità e si adatta ad un repertorio specifico: i primi tre ovviamente al repertorio francese, da Tulou in avanti sino a Demersseman, ma anche a quello italiano di inizio secolo. A dire la verità il Martin Frères apparteneva ad un flautista italiano, flauti “modello fancese” erano presenti in cataloghi italiani ancora all’inizio del XX secolo (anche flauti sistema Tulou perfezionato), non è detto quindi che si possano anche usare per il repertorio italiano di fine ottocento, penso a Galli, Roberti, Hugues, per Ciardi e Köhler invece, sicuramente uno strumento austriaco o tedesco,uno Zimmermann o similare.

Gli strumenti tedeschi, i due anonimi suonano molto bene , ovviamente sono per il repertorio tedesco e nordico da Gade a Andersen. Il Mayer “americano” ha sfortunatamente subito una modifica alla testata che lo rende ora  insuonabile nella terza ottava, peccato perchè l’avorio è integro, chi a commesso questo “crimine” forse voleva aumentarne il volume sonoro e/o modificare l’intonazione non so,  ma così lo ha solo reso instabile. Il problema è stato risolto sostituendo la testata con un’altra sempre in avorio, lo strumento ha così riacquistato la sua originale personalità.

Un discorso a parte necessita l’altezza del  diapason.  Primi a definire il diapason furono i francesi con decreto imperiale (Napoleone III) del 1859 che fissò il la a 435,5 Hz a 15° centigradi a seguire la Germania e l’Austria (1885). C’è voluto più di un secolo per normalizzare l’accordatura a 440Hz con la risoluzione europea numero 71 del 30 giugno 1971. La frequenza della nota di riferimento per l’accordatura degli strumenti musicali, in Italia, è stabilita dalla legge 3 maggio 1989, n. 170, pubblicata sulla gazzetta ufficiale n. 109 del 12/05/1989: “Normalizzazione dell’intonazione di base degli strumenti musicali”, che all’art. 1 recita: “Il suono di riferimento per l’intonazione di base degli strumenti musicali è la nota la3, la cui altezza deve corrispondere alla frequenza di 440 hertz (hz), misurata alla temperatura ambiente di 20 gradi centigradi”.

Ciò che a parere mio è interessante è dunque la grande varietà di intonazioni utilizzate a partire dal ‘700. Grazie alle rilevazioni di Ellis (1880) è oggi possibile avere un’idea di cosa fosse questa varietà nello schema seguente

frequenza 800 comparazioni

credo che le rilevazioni di Ellis siano attendibili, ciò che salta all’occhio è che dal ’40 all’ 80, Parigi a parte, il diapason è superiore a 440 Hz, con picchi addirittura di 460 Hz. Può essere solo un’idea ma il fatto che tale intonazione abbia influito anche sulla prassi esecutiva è a mio parere concreto. Per la mia esperienza un flauto con diapason alto ha tendenzialmente più facilità nell’emissione delle note gravi ed acute, di contro maggiori problemi di intonazione ( in linea generale si intende)

Devo dire che trovo la questione inerente alle varie altezze del diapason piuttosto interessante. E’ dunque chiaro che il 415 o il 430 per il repertorio classico sono convenzioni, mi chiedo fino a che punto possano essere filologicamente verosimili, d’altro canto è anche vero che l’uniformità, l’omologazione dell’intonazione rende possibile la “portabilità” delle esecuzioni. E’ difficile trovare per esempio un pianoforte storico che possa essere accordato a 435 senza problemi, parimenti a 450, quindi chi si ritrova strumenti con diapason diversi dagli usuali ha difficoltà a fare musica da camera con il pianoforte, quindi, in altre parole è necessario avere anche flauti vicini a 440 oppure mettere in conto lunghe discussioni con gli accordatori.

Come si vede nell’ elenco successivo la varietà è la caratteristica principale. Personalmente, ritengo che, per forza di cose dovendo razionalizzare, va bene un diapason “basso”( 438Hz che non implica grandi difficoltà) per Tulou per esempio, suonando un flauto a 5 chiavi, un diapason a 442Hz per autori francesi un po’ più tardi come Demersseman e un La decisamente più crescente per il repertorio tedesco, austriaco e italiano fine ottocento, scegliendo naturalmente lo strumento adatto ( tedesco, austriaco da 8 chiavi in avanti). Perlomeno questo è il criterio che adotto.

La scelta dello strumento, in questo senso diventa fondamentale per dare senso all’esecuzione. Come ho già detto, a tipo di flauto corrisponde repertorio (+) adatto.

In Tulou riuscirò ad avere un suono più morbido, smorzando la brillantezza tipica dello strumento, lavorando maggiormente sulla giustezza dell’intonazione, in Galli ad esempio, sarò aiutato dal diapason per alleggerire il registro acuto e per compensare il peso, la dimensione, i meccanismi, i fori grandi ecc. dello strumento

  • 1699 Paris Opera A404
  • 1711 John Shore’s tuning fork, a pitch of A423.5 He invented the tuning fork, one of which still exists today.
  • 1780 Stines, for Mozart, A421
  • 1780 Organ builder Schulz A421.3
  • 1714 Strasbourg Cathedral organ A391
  • 1722 Dresden’s chief Roman Catholic church organ A415
  • 1759 Trinity College Cambridge organ A309 1762 Stringed instruments at Hamburg A405
  • 1772 Gottfried Silbermann built the organ in the main Roman Catholic church in Dresden, and it had a pitch of A 415 at the time.
  • 1780 Organ builder Schulz A421.3
  • 1780 Stein’s tuning fork A422.6
  • 1751 Handel’s own fork A422.5
  • 1800 Broadwood’s C fork, 505.7, which is about half a semitone lower than that of today
  • 1811 Paris Grand Opera A 427
  • 1812 Paris Conservatoire A440, as modern pitch
  • 1813 George Smart adopted for the Philharmonic Society the pitch of A423.3.
  • 1820 Westminster Abbey organ and possibly Paris Comic Opera used a pitch of A422.5.
  • 1828 Philharmonic Society A 440
  • 1834 Vienna Opera A 436.5
  • 1835 Wolfels piano maker A443
  • 1836 Pleyel’s Pianos A446
  • 1846 Mr Hipkins piano tuner (Meantone) A433.5 (Equal) A436.0
  • 1849 Broadwood’s medium pitch was A445.9 which lasted till
  • 1860 Cramer’s piano makers of London A448.4
  • 1862 Dresden Opera A 440
  • 1871 Covent Garden Opera House A 440
  • 1877 Collard’s piano maker standard pitch was A 449.9
  • 1877 St. Paul Cathedral organ A446.6
  • 1877 Chappell Pianos A455.9
  • 1877 Mr Hipkins piano tuner A448.8
  • 1878 Her Majesty’s Organ A436.1
  • 1878 Vienna Opera A447
  • 1879 Covent Garden Opera A450
  • 1879 Erard’s factory fork 455.3
  • 1879 Steinway of England A 454.
  • 1879 British Army regulation pitch for woodwinds A451.9
  • 1880 Brinsmead, Broadwood, and Erard apparently used a pitch of A455.3
  • 1880 Steinway may have been using a pitch of A436. According to Steinway of New York, 1880 is right around the time they switched from three piece rims to the continuous rim that is used today. So it is unlikely the pitch was any higher before 1880, yet Steinway of London had a fork A454.7.
  • 1885 In Vienna a pitch of A435.4 was adopted at a temperature of 59 degrees Fahrenheit for A.
  • 1885 At an international exhibition of inventions and music in London a pitch of A452 was adopted.
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