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Il progetto flautottocento è nato nel 2001 con la registrazione (insieme a Maurizio Fornero, amico e pianista da sempre) del primo CD dedicato a Jules Demersseman. Nella ricerca e nella selezione delle partiture, reperite in biblioteche private e pubbliche, avemmo modo di raccogliere numeroso materiale inedito, anche di altri autori, che si rivelò interessante sia sotto il profilo musicale che “flautistico”. Nacque dunque l’idea continuare e di proporre altre registrazioni “World Première” dedicate a Briccialdi e Galli, ben accolte dall’etichetta, pubblicate con un buon riscontro della critica e seguite da concerti di presentazione.

L’iniziativa si sarebbe dunque potuta esaurire in questo modo, in una serie di proposte  discografiche, ma non fu così. Da tempo discutevamo sulla possibilità di recuperare i suoni originali con strumenti dell’epoca, un lavoro che sul repertorio del tardo ottocento italiano non era mai stato tentato, almeno pubblicamente, da nessuno. Rimasero solo fantasie fino a quando ebbi l’occasione di  avere tra le mani un bellissimo nach-Meyer del 1896, (lo strumento dei fratelli Joachim e Vigo Andersen, di W. Barge tanto per intenderci, Simple System conico a 13 chiavi) già presente nel catalogo del famoso “Store” di Chicago Lyon & Healy al 102 di Adams Street, oggi perfettamente restaurato. Fu un vero colpo di fulmine.

Ho in uso tre strumenti: il già citato Meyer, un ottimo flauto dalla sonorità “importante”, intonato ma non proprio immediato, ideale comunque per eseguire Reinecke (Undine), Terschak, Andersen. Un Altrichter, strumento interessante, costruito dall’omonimo artigiano della Prussia orientale nella seconda metà del secolo, fori piccoli e molto agile a dispetto della sua provenienza. Diapason alto, La a 450Hz, normale in quel periodo, considerando che all’Opera di Berlino nel 1869 si suonava a 448Hz. Ed infine uno splendido Müller Cousin-Soeur, flauto francese a 5 chiavi costruito a Lione negli anni ’50, appartenente alla collezione “Giovanni Caviglia”. Diapason a 438Hz, ideale per Tulou ma anche per Demersseman ed Herman.

Questa è un’immagine che mi piace particolarmente. Questo quadro di George Brown (The music Lesson1870) da il senso di come il flauto fu, fino all’inizio del ’900, molto comune e praticato in società. Lo strumento rappresentato è il “classico” modello Meyer a 9 o più chiavi (con la discendenza al si basso)

Ultimamente (primavera 2011) si sono aggiunti altri strumenti, alcuni restaurati altri non ancora. Un bel Martin-Frères dell’amico Andrea, trovato in soffitta e restaurato da Giovanni Tardino. Uno strumento molto interessante, di fine secolo, appartenuto probabilmente ad un flautista professionista italiano ( questo tipo di strumento era molto apprezzato anche in Italia). Un flauto ad 8 chiavi, discendente al Do, ideale per eseguire Demersseman ed Herman. Deve però essere suonato molto, come “rieducazione”, ha un po’ di difficoltà nell’intonazione nell’8^ media ma nulla di irrisolvibile. Un altro nach Meyer “americano” cioè quelli strumenti, anche non malvagi, i cui pezzi venivano preparati in Germania ed assemblati negli Stati Uniti, molti di questi sono infatti anonimi oppure riportano il nome del rivenditore Bruno, Closs ( che costruiva anche) Lyon & Healy ecc. A 8 chiavi con testata in avorio era uno di quegli strumenti usati normalmente da dilettanti ma anche da professionisti. Buoni strumenti senza molte pretese ma, come nel mio caso, piuttosto intonati. Ancora da restaurare. Un Thibouville – Buffet, vinto su ebay per poche decine di euro (!), 5 chiavi, da restaurare ma in ottime condizioni. Il sodalizio Thibouville – Buffet, uno dei tanti dei due artigiani , durò fino al 1873 quindi credo di poterlo datare metà ’800. Un altro modello Meyer anonimo, o comunque uno strumento che parrebbe tedesco, interessante, secondo me potrebbe suonare bene, in 440Hz. Prima o poi lo farò mettere a posto.

Meyer flute, Lyon & Healy Chicago 1896

In queste pagine inserirò miei appunti, opinioni, idee inerenti l’esecuzione, la tecnica, l’interpretazione dei brani che via via prenderò in considerazione. Descriverò l’uso di alcuni tipi di strumento, descrivendone le differenze sia di suono che di tecnica esecutiva. Naturalmente non ho la benché minima pretesa di esaurire un’ argomento così vasto anzi, ometterò volontariamente alcune parti semplicemente perché non mi interessano. Dividerò la presentazione del lavoro in ambiti e repertori iniziando dalla Francia della metà del secolo, più precisamente dal 1828 al 1866. Passerò poi al repertorio tedesco del tardo ’800 per arrivare agli autori italiani in particolare Hugues, Galli, Ciardi. Di ogni brano cercherò di inserire un file audio appropriato. Naturalmente l’ordine degli interventi potrà essere variato, potranno esserci degli aggiornamenti che di volta in volta interesseranno i diversi ambiti, a seconda del lavoro che starò conducendo al momento e del tempo a disposizione. Un grazie a Francesca Odling, docente al Conservatorio di Torino per i preziosi consigli.

Chicago Symphony Orchestra and Theodore Thomas, 1897

Primo flauto della Chicago Symphony fu Vigo Andersen, fratello minore del più noto Joachim. Vigo, che morì suicida nel 1895, è il dedicatario della “virtuosità”. Non ho idea di chi sia il flautista ritratto, posso fare delle supposizioni ma non ho elementi sufficienti. Di sicuro si può affermare che i fratelli Andersen suonavano entrambi un flauto simile.

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